COLONNE E CAPITELLI IN CEMENTO

 

TERMINOLOGIA , STORIA ,CURIOSITA’ E DESIGN

La colonna è un elemento architettonico verticale portante di sezione circolare formato generalmente da base, fusto e capitello; se la sezione del fusto ha una qualunque altra forma che non sia il cerchio, si parla più propriamente di pilastro Nell'architettura greca classica la colonna in genere simboleggiava l' uomo. Questo significato venne ripreso dall'architettura romanica, dove spesso la colonna veniva fatta poggiare su una scultura di animale, solitamente un leone (simbolo della forza bruta), a indicare la peculiarità dell'uomo che si erge sulla natura animale e si protende verso quella divina, rappresentata dalla struttura posta sopra la colonna, ad esempio un capitello . La colonna come simbolo viene utilizzata anche nella Massoneria, a ricordo di quelle poste all'ingresso del Tempio di Salomone, per indicare e delineare il limite fra lo spazio sacro e quello profano. Nella terminologia la colonna viene denominata :

·        alveolata, se è incassata nel muro

·        parasta, se sporge, con superficie piana, di poco dalla parete ma è in essa inglobata e ha funzione strutturale

·        lesena, se sporge, con superficie piana, di poco dalla parete ma è in essa inglobata e ha funzione decorativa

·        semicolonna, se è incassata nel muro e il diametro del fusto sporge per almeno la metà dalla parete

  • liscia, se non ha alcun elemento particolare
  • scanalata, se il fusto è solcato da scanalature verticali
  • tortile (tipica dello stile barocco), se ha il fusto ritorto a forma di spirale

Tradizionalmente posizionata all'esterno di un edificio, ma di tendenza oggi come oggetti di design all’interno di stanze che a seconda delle caratteristiche prende il nome di:

Capitello dorico

·        Colonna dorica: è composta da due elementi: fusto e capitello, uniti rispettivamente dal collarino. Il fusto di questa colonna è rastremato verso l'alto, vale a dire che il diametro di base è maggiore di quello del collarino. A circa un terzo della sua altezza però la colonna presenta un rigonfiamento detto entasi la cui funzione è quella di correggere la percezione ottica della colonna che altrimenti sembrerebbe innaturalmente sottile. Il fusto dorico è scanalato, ovvero percorso da una serie di scanalature a spigoli vivi che permette, alla luce del sole, di individuare una netta individuazione di fasce di luce alternate a fasce di ombra.

 

 

Il capitello dell'ordine dorico è costituito da tre elementi:

·        abaco (abacus) di forma parallelepipeda, a pianta quadrata, con la funzione di offrire una più ampia base d'appoggio alla trabeazione, riducendo la sollecitazione alla flessione cui l'architrave è sottoposto;

·        echino (echinus) di forma assimilabile ad un tronco di cono con profilo ad ovolo (non rettilineo ma iperboloidico) la cui funzione è quella di collegare la superficie dell'abaco a quella meno estesa del collarino, che a sua volta è raccordato al fusto. Alla base dell'echino si trovano tre sottili fasce sovrapposte (anuli), in origine profilati a becco e in leggero rilievo, che avevano lo scopo di allontanare l'acqua piovana dalla superficie del fusto.

·        collarino, sotto gli anuli, che costituisce la parte superiore del fusto, dal quale è separato con una serie di incisioni a sezione triangolare (hypotrachelion).

Il profilo dell'echino fornisce indicazioni sulla datazione: nell'architettura greca di epoca arcaica esso era molto espanso e rigonfio, mentre durante l'epoca classica iniziò a subire un processo di rettificazione e rimpicciolimento, proseguito in età ellenistica e romana, con echini dalla curvatura appena accennata.

In età romana può capitare che l'echino o i lati dell'abaco ricevano una decorazione modanata o vegetale, e in questo caso avremo un capitello dorico "decorato".

 

Capitello ionico

 

·       Colonna ionica: il fusto ha la caratteristica di appoggiare su una base, a differenza dell'ordine dorico ove esso poggia direttamente sullo stilobate. Tale base può assumere, a seconda del periodo e al luogo di costruzione, fogge differenti. Quella più diffusa è la base attica che si compone di due elementi principali: tori e scozie. Il toro è una modanatura a forma semicircolare mentre la scozia è una modanatura concava a forma di canale.

 

 

Nel capitello ionico, tra echino e abaco si inserisce un nastro, chiamato "canale delle volute", che si avvolge poi in grandi volute terminanti in un "occhio centrale"; le volute sporgono al di sotto del margine inferiore dell'echino. Lo spazio angolare tra echino e volute viene riempito dall'introduzione di due semi palmette che si sovrappongono all'echino. Anche in questo caso insieme al capitello vero e proprio è spesso intagliata la parte superiore del fusto, che, se distinta dal resto del fusto, viene definita "collarino".

Il capitello ionico per sua natura si presenta diversamente sui due lati principali e sui fianchi, dove le due volute dei lati opposti vengono collegate tra loro da un pulvino o rocchetto che si assottiglia al centro, spesso serrato da un balteo. Esistono tuttavia capitelli ionici con quattro lati uguali, che vengono definiti "a quattro facce": in questo caso le volute si dispongono diagonalmente rispetto all'andamento dei lati dell'abaco.

Normalmente il capitello ionico presenta l'echino decorato da un kyma ionico (al quale si sovrappongono le semi palmette), ma è possibile la presenza anche di altri motivi decorativi. Anche il pulvino e il balteo sui fianchi sono decorati e a volte anche il collarino o i lati dell'abaco. In certi periodi può essere presente una decorazione anche nel canale delle volute. Se invece l'echino è liscio, con la sola presenza delle sagome per le semi palmette, il capitello ionico si definisce "liscio". Se la decorazione presenta degli elementi figurati, inseriti nella decorazione, il capitello ionico si definisce "figurato".

 

Capitello corinzio

 

·        Colonna corinzia: alla base è a volte rialzata dal plinto, un parallelepipedo molto basso che permette al fusto di essere maggiormente slanciato. La colonna è molto sottile .

 

 

 

Capitello corinzio asiatico di epoca antonina nel frigidario delle Terme del Foro a Ostia antica

Il capitello corinzio si compone di un kalathos troncoconico e con orlo appena ripiegato in fuori, a cui si sovrappone un abaco con i lati modanati e leggermente incurvati in pianta. Alla base, il kalathos è rivestito da due corone di otto foglie d'acanto con la cima ripiegata in fuori: le foglie della prima corona si dispongono a due per lato, mentre quelle della seconda corona al centro di ogni lato e agli angoli. Al di sopra delle foglie della prima corona nascono degli steli che prendono il nome di caulicoli, da cui nascono a loro volta "calici" a due foglie d'acanto disposte di profilo, interna ed esterna. A sua volta dal calice si originano due steli a nastro che terminano avvolgendosi in spirale: uno rivolto verso l'interno, si appoggia sul kalathos al centro di ciascun lato (elice), mentre l'altro si dispone obliquamente sull'angolo (voluta), distaccandosi dal kalathos e sorreggendo gli spigoli dell'abaco. Infine, al di sopra della foglia centrale della seconda corona, spesso con la mediazione di un calicetto nasce uno stelo che termina in un fiore al centro dei lati dell' abaco .

 

Normalmente le foglie d'acanto e gli altri elementi decorativi sono intagliati nei particolari, ma a volte il capitello presenta solo le sagome lisce delle forme vegetali che rivestivano il kalathos, e in questo caso viene definito "a foglie lisce". Nella struttura del capitello sono altre volte inseriti degli elementi figurati, in parte anche alterandola, e allora il capitello corinzio si definisce "figurato". Anche i lati dell'abaco possono presentare modanature decorate

 

Ad oggi i capitelli decorativi in cemento che forniamo sono l'abbinamento ideale per abbellire i vostri ambienti ,molto versatili si prestano a diverse soluzioni di arredo sia classico che moderno ed e' il completamento stilistico perfetto nelle opere architettoniche piu' prestigiose donando carattere a ogni spazio e a differenza di altri materiali sono piu’ economici ,e si prestano ad essere realizzati con immaginabili design di forme vintage e futuristiche in grado di soddisfare anche i piu’ esigenti.

 

Inoltre con trattamenti vintage specifici si possono trasformare in vere e proprie opere d’arte tali da impreziosire diversi ambienti dal piccolo appartamento a case e ville.

 

 

             

 

 

 

FONTANE IN CEMENTO DA GIARDINO E FONTANE MODERNE DECORATIVE

Le fontane rappresentano un elemento decorativo che può essere sia pubblico che privato. Le fontane nelle grandi piazze del nostro paese sono la testimonianza del passaggio di grandi scultori che hanno creato delle gigantesche opere d’arte. Oggi rappresentano la testimonianza di un elemento architettonico che ha un valore assoluto e incommensurabile, in quanto ha l’importante funzione di abbellire lo spazio urbano. Lo stesso compito di ‘abbellimento’ è stato poi attribuito alle fontane da giardino. I ricchi signori desideravano che il loro giardino avesse una o più fontane, per godere della bellezza e della magia dell’acqua che zampilla. Le tendenze attuali dell’arredamento da esterni pongono la fontana come un elemento decorativo molto importante, ma che certamente non tutti possono permettersi se non hanno a disposizione uno spazio adeguato. Oggi nelle nostre città possiamo ammirare grandi fontane decorative ma anche piccole fontane a uso idrico, e in quest’ultimo caso ci si rende conto dell’importanza che già al tempo degli antichi Romani si attribuiva all’acqua.

È vero che le fontane riescono a trasformare il nostro giardino e non solo in un luogo speciale. Per migliorare ancora di più l’immagine di un ambiente esterno o interno di un’abitazione , è possibile aggiungere diversi accessori per la sua decorazione, attraendo non solo la vostra famiglia, ma tutti coloro che la visitano . Sono un complemento sempre più richiesto dai proprietari di case, Ristoratori e Comuni che vogliono coniugare relax e divertimento in un unico posto ed hanno avuto una grande crescita nel mercato, giacché gli appassionati dell’acqua, pensano che questo accessorio possa offrire un tocco di eleganza e Il suono dell’acqua che cade produce una sensazione di relax e armonia in tutto lo spazio, sia interno che esterno perfetta per dare un tocco speciale al vostro giardino attraverso l’illuminazione . Oggi sono disponibili diversi modelli che si distinguono per il modo di assemblaggio e il tipo, in modo da poter scegliere quello più adeguato alle vostre esigenze ammirandola nel suo splendore durante le ore notturne con un’illuminazione a LED RGB (sequenza di colori), adatta per l’utilizzo. Infatti, prodotti come le strisce flessibili LED ad alta efficienza luminosa e completamente a tenuta stagna si sono inseriti velocemente nel mercato delle fontane, in quanto ideali per diverse tipologie di installazioni, nonché per il loro adattamento ad ambienti molto umidi. Al buio i getti d’acqua si trasformano in spruzzi di colore e in fantasie luminose davvero straordinarie .

 

Complemento d’arredo tra i più usati in giardino, la fontana o meglio le varie tipologie di fontane, trovano posto in particolari tipologie di ambienti o saloni, specie in quelli realizzati secondo uno stile classico o particolarmente raffinato. Gli elementi di arredo da giardino in cemento ( tra cui le fontane da giardino in cemento ) sono tra i più apprezzati; la prima caratteristica che li contraddistingue è sicuramente la robustezza e la durata nel tempo: il cemento resiste alle intemperie, al freddo, all’acqua. Inoltre questo materiale è molto versatile, infatti con appositi stampi è possibile preparare fontane di qualsiasi forma, dalla più comuni fontane a muro fino alle grandiose fontane circolari, da porre al centro del nostro giardino. Aggiungendo poi al cemento puro e semplice, graniglia di vari colori e forme, si ottengono prodotti dall’aspetto molto gradevole .

Consigli pratici .Anzitutto una buona installazione iniziale risolve molti problemi futuri e se la fontana non viene isolata come si deve potrebbero comparire fastidiose muffe, alghe e infiltrazioni difficili da debellare, rovinando non solo l'effetto estetico, ma tutto il lavoro eseguito. Altrettanto importante è mantenere l'acqua in movimento, quindi un buon filtraggio della stessa e l'immissione di preparati che inibiscono il formarsi di alghe, possono sicuramente mantenere pulita la vasca e i tubi e un circuito chiuso, a riciclaggio continuo, offre un maggiore risparmio in fatto di costi. In zone invernali piuttosto rigide, con l'approssimarsi del periodo più freddo, è bene svuotare la vasca e assicurarsi che non rimanga liquido nelle tubature, onde evitare che il gelo danneggi l'impianto. In ogni caso, sarebbe bene svuotare la fontana almeno una volta all'anno, spazzolare le superfici, per eliminare i depositi e lavare accuratamente ogni parte a fondo con detergenti appositi.

 

 

STATUE E SCULTURE IN CEMENTO.

 

Le sculture da giardino, sono ideali per rendere il vostro giardino elegante e unico con uno degli accessori più amati ed apprezzati . In passato le sculture da giardino erano adoperate per abbellire e arricchire i parchi, mentre negli ultimi decenni vengono adoperati anche per abbellire i giardini non troppo grandi , abitazioni modeste, ville ,case e strutture turistiche ricettive . Le statue è un accessorio originale e molto particolare e per questo la sua scelta deve avvenire con attenzione, è consigliato inserirle all'interno di giardini e di locali ben curati ed arredati in modo raffinato, altrimenti potrebbe risultare troppo pesante.  Le sculture sono realizzati prevalentemente in cemento oppure in pietra, sono materiali abbastanza economici ma al contempo permettono di dare un atmosfera elegante, questa tipologia di sculture ripropongono e cercano di copiare le statue classiche greche e romane che abbellivano le ville. Le statue in cemento vengono realizzate con un agglomerato cementizio composto da cemento bianco o colorato con ossidi di ferro e granulato e polvere di marmo con armature zincate e fibra e poi trattate con prodotti vintage che ne esaltano i lineamenti e i particolari ed infine protetti con prodotti idrorepellenti lucidi o opachi adatti ad uso esterno , ma anche da interno donando ulteriore valore ad ambienti con l’inserimento di statue in maniera elegante, raffinata e ricercata.

     

 

BALAUSTRA IN CEMENTO

 

 

La balaustra e’ costituita da elementi aventi la forma di colonne, poggianti su uno zoccolo e collegati in alto da un elemento orizzontale detto cimasa. A partire dal Quattrocento le balaustre sono state impiegate in importanti opere di architettura, come sul porticato della Basilica di San Pietro in Vaticano a Roma. Esse, in epoche successive, hanno assunto anche una funzione decorativa.

 

Per balaustrata in architettura s'intende, nel preciso senso della parola, un parapetto formato da

 

tanti elementi staccati, chiamati balaustri per la loro somiglianza col fiore del melograno selvatico,

 

 che normalmente poggiano sopra uno zoccolo o imbasamento e sono sormontati da un architrave

 

sagomato o cimasa. Le balaustrate servono da parapetto a finestre, balconi, terrazze, scale;

 

oppure per divisioni di sale, per circondare altari nelle chiese; o formano il coronamento degli

 

edifici.

 

 

 

 

 

 

I balaustri, cioè gli elementi delle balaustrate, sono dei sostegni o colonnette a fusto variamente sagomato. In una delle forme più comuni, quella completa a semplice fuso, i balaustri sono composti d'una parte superiore (capitello), di un'altra parte allungata che va ingrandendosi inferiormente (collo), di un'altra ancora, rigonfia, che però si restringe in basso e si unisce ad una base o pieduccio poggiante, a sua volta, sullo zoccolo. Queste varie parti possono essere di forma differente, possono semplificarsi o anche sparire, oppure arricchirsi di sagome.

Oltre questo tipo si trova assai comunemente quello del balaustro doppio, formato cioè dalla sovrapposizione di due fusi, il superiore diritto e l'inferiore rovescio. Ai due tipi fondamentali e che hanno una varietà grandissima di forme, sono da aggiungerne altri, tra i quali è particolarmente interessante quello a colonnino con base e capitello. Si trovano usati balaustri non solo a comporre balaustrate, ma come sostegni di statue, di leggii, di acquasantiere, di mense d'altare, oppure come piedi di mobili, o anche incastrati quali elementi decorativi, come nelle finte finestre nell'interno della michelangiolesca Biblioteca Laurenziana in Firenze.

Altri elementi che entrano nelle balaustrate sono i piedistalli che servono sia per aumentarne la solidità sia per ragioni di estetica. Essi vengono spesso collocati alle estremità delle balaustrate. I piedistalli, o pilastrini, vengono usati anche per interrompere una troppo lunga serie di balaustri, sia per aumentare la solidità dell'insieme, sia per variarne l'aspetto; essi vengono allora collocati ogni dieci o dodici balaustri, oppure secondo i risalti delle modanature nell'alternarsi degli elementi architettonici ai quali è collegata la balaustrata.

Nei piedistalli bisogna distinguere i principali, cioè quelli che interrompono la balaustrata profilandosi sull'imbasamento e sulla cimasa, da quelli secondarî che interrompono solamente la serie dei balaustri. I primi sono quelli che più direttamente seguono il ritmo dell'architettura generale dell'edificio; cosicché per accentuare tale funzione talvolta su di essi vengono posti vasi, statue, obelischi, trofei d'armi o altre simili decorazioni. Quando in una balaustrata vi sono piedistalli principali, ad essi di regola s'innesta un mezzo piedistallo secondario e a questo (nella maggior parte dei casi) un mezzo balaustro.

Nel caso di balaustrate poste come parapetto di scale, si presentano varie soluzioni per il modo di appoggiare dei balaustri sulla scala, soluzioni che possono raggrupparsi in tre principali. Infatti si può disporre un imbasamento obliquo tangente al profilo dei gradini e collocare su di esso i balaustri con l'intermezzo di plinti che hanno il piano inferiore obliquo e il superiore orizzontale; si può anche abolire lo zoccolo e poggiare direttamente i balaustri sui gradini; oppure, come talvolta si è usato nel periodo barocco, conservare lo zoccolo e fare i balaustri sagomati in modo che i piani delle varie modanature siano sempre paralleli alla linea di pendenza della balaustrata. Particolari difficoltà s'incontrano anche nell'innestare le balaustrate delle scale ai piedistalli che si pongono ad ogni pianerottolo e, in basso; all'inizio della scala stessa, difficoltà elegantemente superate dagli architetti barocchi.

Le balaustrate possono essere di marmo o di pietra, oppure con cimasa e zoccolo dei suddetti materiali e balaustri di bronzo o di ghisa; o anche di legno (con o senza ossatura interna in metallo). Quest'ultimo materiale viene specialmente usato per balaustrate di scale poste in ambienti interni, oppure per scale di cantorie per organi come quella bellissima dell'ospedale di S. Maria della Scala in Siena (principio del sec. XVI).

Storicamente noi dobbiamo cercare l'uso più antico delle balaustrate nel periodo romanico, poiché nell'architettura romana e nella bizantina era frequente l'uso del parapetto traforato a transenna oppure di quello pieno, non già (almeno per quanto se ne conosce) quello a balaustrata (v. triansenna; parapetto). Ma specialmente nell'architettura gotica francese sono comuni, lungo le gallerie interne ed esterne, parapetti formati da colonnette con sovrapposti archetti di varie forme. Verso la metà del sec. XIII si diffusero invece dei tipi di parapetto a lastre di pietra intagliate a quadrilobi o con altre figure geometriche intrecciate, tipi che non si possono considerare come balaustrate. Nel gotico italiano predominò questo tipo di parapetto a traforo, salvo che a Venezia, dove anche in pieno Rinascimento furono molto in uso balaustrate a colonnini sormontati da archetti; tale tipo, che si diffuse nel Veneto, nell'Istria e nella Dalmazia, si trova sia in costruzioni civili (come nel loggiato superiore del Palazzo Ducale), sia in quelle religiose (come nelle gallerie decoranti il prospetto della Basilica del Santo in Padova).

Il Brunellesco creò il tipo della balaustrata a colonnini, sprovvista però di archetti, e se ne servì (usando colonnini con capitello ionico) nella facciata del palazzo Pitti, nella scala del pulpito che egli costruì insieme con il figliastro, Andrea di Lazzaro Cavalcanti, in S. Maria Novella e altrove. Il tipo di balaustro a colonnino ionico lo si trova abbastanza adoperato nell'architettura quattrocentesca, specialmente in Toscana, tuttavia non come il tipo a doppio fuso. Questo, adoperato già da Donatello come elemento decorativo incastrato nella base del Marzocco in Piazza della Signoria a Firenze (anni 1418-20), divenne ben presto di uso assai comune presso gli architetti e i decoratori toscani di quell'epoca che ne apprezzavano. la grazia e la snellezza. La ricerca del particolare elegante e ornato fece sì che si eseguissero nel Quattrocento e, in talune regioni, nei primi anni del Cinquecento, delle balaustrate con balaustri di siffatto tipo e piedistalli con ornamenti scolpiti di straordinaria eleganza; tra esse si ricordano quella della scala del palazzo Gondi in Firenze (Giuliano da Sangallo, 1490-1494), quella della scala del pulpito del duomo di Síena (scolpita da Bernardino di Giacomo nel 1543 su disegno del Riccio), quella della cantoria della Cappella Sistina (forse di Andrea Bregno) e quella che circonda il presbiterio della chiesa di S. Maria dei Miracoli in Venezia (anni 1481-1489).

Nella prima metà del Cinquecento cominciò ad essere adoperato il balaustro a semplice fuso, l'adozione del quale andò sempre più diffondendosi specialmente a Roma per opera di Antonio da Sangallo il giovane, del Vignola, di Michelangelo e di altri. Al tipo di balaustro a doppio fuso si mantennero invece fedeli Bramante, nel tempietto di S. Pietro in Montorio (anno 1503) e altrove, Raffaello, e Iacopo Sansovino che ne diffuse l'uso nell'architettura veneta del Cinquecento dove venne adoperato pressoché in modo esclusivo.

Balaustri a semplice fuso rovesci (cioè con la parte rigonfia in alto) usò per il primo Michelangelo nel coronamento dei sepolcri medicei in S. Lorenzo a Firenze (anni 1520-30); lo imitarono il Vasari, l'Ammanati e più tardi il Buontalenti.

Balaustri semplici, diritti e rovesci alternativamente, furono adoperati in seguito; forse per la prima volta dal Borromini nella balaustrata del loggiato superiore del chiostro di S. Carlo alle Quattro Fontane in Roma (1638-41).

Nel tardo Cinquecento architetti fiorentini, bolognesi, il perugino Alessi e altri, crearono tipi di balaustrate dove la ricerca del nuovo si esplica nel rinforzare e decorare i piedistalli con statue, mensoloni, maschere, sfingi, ecc.; oppure nel creare nuovi tipi di balaustri, dei quali si moltiplicarono le forme nei due secoli successivi. Tra gli esempî di simili balaustrate, citeremo quella della cappella di S. Paolo (1550) in S. Pietro in Monturio a Roma (disegnata dal Vasari e scolpita dall'Ammannati), quelld dell'Alessi nel cortile del palazzo Marino a Milano (1558), quella del Buontalenti nel balcone del Casino Mediceo a Firenze (1570-76).

Alcune brevi parole occorrerà aggiungere circa l'uso di balaustrate sui cornicioni degli edifici, uso che venne forse inaugurato da Raffaello nel palazzo Branconio dell'Aquila, innalzato nel 1515 e demolito sotto Alessandro VII, uso che aumentò nella seconda metà del Cinquecento. Logicamente il collocamento di una balaustrata sul cornicione di un fabbricato presuppone per questo una copertura a terrazza. Il valore puramente decorativo di un simile modo di coronamento architettonico ha più volte fatto sì che se ne dimenticasse la logica ragione costruttiva. Infatti in molti edifici le balaustrate terminali nascondono un tetto, specialmente nelle architetture di popoli nordici che hanno maggiormente subito l'influsso di quella nostra, dal Rinascimento in poi.

Un uso ancora più arbitrario (nel senso meramente costruttivo) della balaustrata, lo si ha quando essa vien posta sopra un timpano che nella propria forma triangolare accusa chiaramente la doppia pendenza di una copertura a tetto. Esempio iniziale di quest'ultima, diciamo così, licenza architettonica, lo abbiamo nel prospetto della chiesa di S. Susanna a Roma (1597-1603), dove Carlo Maderno con siffatta innovazione contribuì all'effetto pittorico dell'insieme.

Il fenomeno suddetto, per cui le balaustrate terminali degli edifici hanno spesso perduto, dal Cinquecento in poi, il proprio significato di parapetto per acquistarne uno architettonico decorativo, ha condotto anche ad una trasformazione delle loro proporzioni. Infatti l'altezza di una balaustrata, che normalmente è di circa un metro, come ogni parapetto proporzionato all'altezza umana, diviene molto maggiore quando la si voglia regolare sulle proporzioni generali dell'edificio, come avviene per esempio nel prospetto berniniano del palazzo Odescalchi e nel palazzo di Giustizia a Roma (v. anche balcone; loggia; parapetto;terrazza, ecc.).

Per la realizzazione delle balaustrate sono stati usati per lungo tempo il marmo e la pietra, poi sostituiti dai manufatti di cemento perché sono più veloci da creare. Infatti il cemento viene solamente gettato in apposite forme, con disegni e dimensioni standardizzati

Caratteristiche : Al fine di garantire l'incolumità delle persone, la normativa italiana prevede quanto indicato di seguito.

·        Altezza: i parapetti devono essere alti almeno 1 metro dal piano di pavimento - sicurezza luoghi di lavoro (d. lgs. 81/08 - all. IV p.to 1.7.2.1.2) - superamento barriere architettoniche (D.M. 14/06/1989 n. 236).

·        Sporgenze sulla parte interna: non devono presentare nella parte interna sporgenze situate ad un'altezza dal pavimento tale da favorire l'appoggio del piede e lo scavalcamento da parte dei bambini. Dimensione massima dei vuoti: deve essere fissato in modo da impedire il passaggio di oggetti; non devono lasciar passare una sfera di 10 cm di diametro - superamento barriere architettoniche (D.M. 14/06/1989 n. 236) solo per gli spazi pubblici.

 

 

LAVELLI IN GRANIGLIA E CEMENTO LEVIGATI

 

Le origini della graniglia si rinvengono nella seicentesca tecnica veneziana del “seminato”, con la quale si realizzavano lavandini, lavelli, piatto doccia e pavimenti in graniglia da incollare a terra, da agganciare al muro o appoggiare ad una struttura preesistente.

 

 

Informazioni tecniche

 I nostri manufatti in graniglia per caratteristiche tecniche sono paragonabili ai marmi ed alle pietre. Infatti sono ottenuti dalla ricomposizione di prodotti naturali quali: - cemento ed alta resistenza – micro graniglia fine dei migliori marmi nazionali (accuratamente selezionata, lavata e depolverizzata ) - polvere di marmo . Essendo di origine calcarea, la graniglia di marmo offre una grande varietà di sfumature e tonalità; nello stesso tempo risulta facilmente lavorabile e si presta a finiture particolari. La sua natura, lo rende vulnerabile a sostanze di origine acida, quali aceto, frutta (limone, arancia, kiwi ecc..), verdura (zucchine, melanzane ecc..) e prodotti per la pulizia (disincrostanti, anticalcare ecc…). Tutte queste sostanze vanno ad intaccare la struttura calcarea del marmo, opacizzandone sensibilmente la superficie. La naturale presenza di micro pori, nella struttura del marmo, ne caratterizzano una predisposizione ad assorbire eventuali sostanze liquide, le quali si possono evidenziare in aloni più o meno scuri, a seconda del tipo di liquido assorbito. Questo problema viene risolto con trattamenti particolari (dai semplici trattamenti antimacchia ai più attuali trattamenti a polimeri ) .

 Conservazione naturale dei nostri prodotti

Per utilizzi in ambienti interni particolari soggetti a macchie, tipo cucina, bagno, tavernette, locali pubblici ( bar, ristoranti, ecc ) è consigliabile richiedere un trattamento presso la nostra azienda con prodotti protettivi sia a solvente che ad acqua, nonché cere di rifinitura ed olii idrorepellenti. La moderna industria chimica ha approntato diverse sostanze atte ad impermeabilizzare e proteggere i prodotti lapidei. Gli impermeabilizzanti occludono istantaneamente la superficie rendendoli inassorbenti , repellenti alle macchie ed abbastanza inattaccabili dallo sporco. Visto il grado di assorbimento della graniglia, si rende quindi necessario un trattamento che la impermeabilizzi, senza cambiarne le caratteristiche estetiche.

 

Manutenzione ordinaria per un ottima conservazione Consigli della nonna

 

Per la cucina

 

 Una cosa bella si deve curare . Se cadono sulla superficie della graniglia olio, limone, arancia, coca-cola, aceto vino ecc. non preoccupatevi molto , fate in modo di pulirlo subito e non succederà nulla. Evitate di lasciare lo sporco per ore. Se desiderate lasciare in esposizione sui piani cucina bottiglie di aceto, olio, vino, coca-cola, o altri liquidi corrosivi o oleosi abbiate l’accortezza di mettere una stuoia, un vassoio, un panno, un tagliere ecc. qualsiasi cosa che eviti che parte del prodotto involontariamente fuoriuscita – possa depositarsi per ore fra il contenitore ed il piano cucina in graniglia. Quando si cola la pasta nel lavello è opportuno aprire il rubinetto dell’acqua fredda in modo da ammortizzare lo schok termico al manufatto. Sempre a tal fine meglio evitare di appoggiare direttamente sul ripiano o sul lavello una pentola appena tolta dal fuoco : utilizzate un sottopentola. Se per pulire lo spazio fuochi gas cucina dovete usare prodotti super sgrassanti , decalcificanti, comunque aggressivi fate attenzione a non spruzzare questi prodotti anche sul piano graniglia circostante. Dopo aver usato il lavello ed i piani cucina sarebbe opportuno asciugare il tutto con un panno ( come se fosse di acciaio ) in modo da togliere l’acqua residua. Operazione indispensabile se l’acqua potabile utilizzata risulti molto ricca di calcare.

 

 

 Per il bagno

 

 Anche profumi, acetoni o altri prodotti aggressivi usati in bagno possono risultare molto aggressivi; meglio pulire subito. Per la pulizia delle superfici di tutti i prodotti in graniglia , come per la pulizia dei lavabo e piatto doccia , e’ consigliato l’uso di un detergente neutro (anche acqua e sapone di Marsiglia liquido ) senza lasciarlo troppo a lungo sulla superficie. Non vanno utilizzati detergenti a base di prodotti acidi , ammoniaca o similari. Per la pulizia e l’igiene delle vasche , il bicarbonato è un ottimo rimedio ,e va usato in alternativa a sgrassanti in polvere o a spruzzo. 5 Periodicamente riempite a metà la vasca dei lavandini di acqua fredda con aggiunta di bicarbonato e lasciatela agire per almeno un’ora. Il bicarbonato di sodio , un composto alcalino ( ovvero ha un pH basico ) e’ efficace per rimuovere macchie , tracce di calcare nonché per contrastare la formazione di muffe ed eliminare gli odori persistenti , serve a ridare il colore naturale al ns. lavandino. Per mantenere un’alta impermeabilita’ sui manufatti in graniglia un sistema semplice da sempre usato era l’utilizzo dell’olio paglierino bianco (recuperabile presso negozi di vernici , ferramenta o centri commerciali) L’olio steso con un panno di cotone viene assorbito in poco tempo dalla superficie. Oggi esistono prodotti alternativi in grado di assicurare risultati anche migliori.

 

 

 



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